Il nuovo album di Max Manfredi si intitola “Dremong”, brani nuovi e altri antichi che vedranno la luce con una veste volutamente “vintage”.
“Dremong” l’orso tibetano totem dell’album è un inquieto ed inquietante essere dal carattere – tradizionalmente – malvagio e che tende spesso ad alzarsi sulle zampe in posizione eretta, simile agli Umani, tanto da aver dato origine, secondo alcuni, alla leggenda dello Yeti, l’Abominevole Uomo delle Nevi. Un orso imprendibile che abita le altitudini e le solitudini himalayane, e ogni tanto si mostra al consesso umano…
Un album, questo “Dremong”, dove l’inquietudine è musa ispiratrice per quattordici canzoni senza tempo. I suoni delle tastiere vintage si sposano con quelli della chitarra classica, della chitarra elettrica, di strumenti tradizionali come il glockenspiel, la concertina, gli orientali gu-qin e go-zen, i flauti, il violino,  la batteria, le percussioni e il basso fretless.
“Dremong” è un disco trasversale:  progressive solo nei timbri, nostalgico della world music europea, affamato di accenni rock. In sostanza, è un album fatto da musicisti, con canzoni originali e inconfondibili, realizzate con passione artigianale senza imposizione di confini. Se infine di stile bisogna parlare, ecco lo stile “Dremong”!

 

 

Prossimi Concerti “Dremong”

Mar
4
sab
2017
FAUSTUS – Uno spettacolo teatrale di Max Manfredi @ Teatro del Sipario Strappato - Arenzano (GE)
Mar 4@21:00–23:00

 

Faustus” di Max Manfredi condensa, e finalmente realizza, un lavoro almeno trentennale di ricerca e di scrittura, del tutto solitario, finora, e quasi segreto, dell’autore;  integrando (ed anche disintegrando) i testi di Marlowe e dell’edizione tedesca  di Spies (uno dei primi libri stampati in Europa) con una partitura elastica fatta di suoni,  di musiche rigorosamente non originali (dalla tradizione rinascimentale. a Bach e Fauré,  a Roberta Flack e Silvia Salemi), di versi poetici, di calembour teatrali,  di luci povere-ma-belle.

Il tema di Faustus viene ridotto al minimo, cioè alla lettura scenica del testo  marlowiano, purgato degli intermezzi  spuri e comici, ridotto a un dialogo fra l’uomo – che non veleva essere un uomo – e il dèmone – che non vorrebbe essere un dèmone    (con figure disturbanti), che in certo modo ricorda il teatro dell’assurdo, ma soprattutto non fa che sottolineare e ribadire l’assurdo del teatro, e la sua necessità intransitiva e musicale  (“non fui io a (…) fare musica col mio Mefistofele”)?

Anche un omaggio ruvido, accorato, smaliziato, al dèmone  (diavolo o daimon che sia )  inteso come “malattia infantile” – o almeno adolescenziale –  del percorso artistico.

Faustus, Mefistofele, Elena, Old Man – il vecchio di buona volontà che cerca di convertire Faustus (come si converte un linguaggio in un altro) , più  un Wagner (il nome dell’allievo di Faustus in Marlowe) moltiplicato almeno per tre, a “far funzione” di scolari, dèmoni, paradiso e tutto quel che ci vuole e manca. Ecco i caratteri grafici, ecco le figure della scena.

 

Con:
Max Manfredi, Mirco Menna, Lucia Vita, Massimo Sannelli, Gaia Sommariva, Luca Valerio, Marco Spiccio, Manuel Garibaldi.
Musiche di Claudio Lugo e Stefano Agnini.


Recensioni dello spettacolo:

Repubblica.it

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