A casa a piedi

05/08/2014
Manuel Garibaldi

La coscienza a pezzi
dietro occhiali scuri
vi conosco, mascherine
per alzare i prezzi
fate i finti duri
e poi giù a piangere sulle rovine
ogni estate il Nilo
sciacqua in queste tane
la macaia dei miei dì canini
ogni notte il sole
se ne va a puttane
dietro il disco rosso del Martini

Dopo mezzanotte
vengon tutti a galla
i rottambuli tristani
fanno giusto un salto
al new Wahalla
che c’ha i videogiochi wagneriani
e beati loro
non lo sentono il coro
che mi arriva fino al quinto piano
ed è uno scrash di gatti
copulando a scatti
sussurrando questo jingle suburbano

ma lo spettro sfinito
di un bancario insonne
iniziato al mistero eleusino
si confessa a un travestito
di nome Ivonne
cento chili di idolo abissino
in odor di sfratto
con l’occhione sfatto
sputa colpe, simonie, misfatti
lei l’accoglie in silenzio
sorseggiano assenzio
nella stanza che è un metrò di gatti
lui le dice: “Ingiusta”
poi le dà la frusta
e si toglie il pigiamino blu
gatto a nove code
suonagliele sode
fino al canto amico del cucù
come sempre, dopo,
quando tutto è finito
casto bacio alla sacerdotessa
vaga senza scopo
come chi ha capito
quindi tocca il culo
a un’altra vigilessa

e in un’ombra d’ambra
nel tinello afghano
lady Astarte, spacco da dea,
scioglie un reggicalze
dentro a un talismano
scioglie l’hascish nella cremidea
son venuto qui alla tua terra irrigua
in ginocchio a chiederti un responso
ho risposto sì
a una Sibilla ambigua
col Decimonono come sponsor
che diceva:
“Dea astrale, solo dì feriale,
quattro salti nei quartieri alti,
offre i suoi viatici
a giovani simpatici
che han voglia di far quattro salti”
Non lasciarmi qui
senza i soldi del taxi
questa notte non ha più rimedi
son fottuto, a pezzi
e c’è sciopero dei mezzi
non vorrei tornare a casa,
a casa a piedi

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