Cattedrali

11/04/2014
Manuel Garibaldi

Il tuo amico fa il finto francese e non vuole parlarti italiano,
ma tam mieux se sta zitto e ti tocca i capelli color zafferano.
Ti racconta che Dio gli ha ordinato: “Costruiscimi una cattedrale”.
Tu lo ascolti senza buone ragioni e non ti chiedi nemmeno dove vuole arrivare.

Sono meglio i capelli a caschetto perché il Mille dovrà pur venire
con il vin champenoisee messo in ghiaccio per brindare al tuo dolce dies irae.
Porti calze listate di nero su gambe di vedova ballerina
e se sogni, sogni cani di pietra che ti hanno in custodia da quand’eri bambina.

Te lo porti in un posto di fumo dove il liscio si allaccia alla vita,
le comparse hanno l’aria distratta come angeli in libera uscita,
alla settima birra si scalda, non la smette più di straparlare,
 tu gli ridi negli occhi e gli dici: “Una notte non basta alla tua cattedrale”

“Sta a sentire io disegno i pinnacoli coi pennini rubati alle ali
degli aerei di carta impigliati nell’orecchio di pietra dei cani
e poi son convenzionato con tutto l’inferno, frati, massoni e cazzuole,
faccio prima delle luci dell’alba con la dinamo rossa che scavalcano il sole”.

Al mattino la schiena del letto sono guglie del tuo medioevo,
e voi due su vertigine quieta come l’Eden di un bassorilievo
e la notte, la notte risuona come cori e navate di cattedrali,
e anche i diavoli sono spariti dietro i loro cappelli di vecchi giornali.

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