I segni della fine

05/08/2014
Manuel Garibaldi

C’erano certo dei punti chiave,
posti di blocco nell’alto dei cieli.
I profughi della nave brindano a dèi stranieri.
Cantavano coi tamburi, le viole e le mandole,
parlavano lungo le spiagge
di un’altra luna, di un altro sole.
E nel business dell’apocalissi,
nell’Ignoranza Fatta Scaltra,
un dancing da chiamare «Eclissi» ci sembrò un’idea come un’altra.
E riciclammo il riciclabile, perché le mode, come velieri,
passavano nel firmamento e affondavano nei buchi neri…
C’erano formule segrete nei sussidiari delle bambine:
c’erano tutti i segni della fine, am non c’era la fine.
Uomini-ombra nelle dogane, parole d’ordine clandestine –
c’erano tutti i segni della fine –
e i Templi del vivente cammuffati da pornocine,
c’erano tutti i segni della fine –
misure dell’arca santa fra le cifre delle tabelline
(tutti i segni della fine)-
e firme di dèi fuggiti sugli arredi bagno e cucine
(tutti i segni della fine)-
e urla di cani ciechi negli occhi in fiamme delle vetrine.
C’erano tutti i segni della fine (o forse erano echi)

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