Il negro

05/08/2014
Manuel Garibaldi

Ho pagato un “negro” che ti scriva una canzone e te la dedichi perché non ne sarei capace
Resto qui in un angolo a guardare senza farci troppo caso per vedere almeno se ti piace

Anche in sottofondo sta benissimo o ad altissimo volume fra le volte e i fari del locale
Importante invece non sentire quel che dico e quel che dici , per capirsi solo col labiale

Io come un cretino nella metro che mi segno le parole che non sono state programmate
Tu che da bambina non t’han detto com’è duro ed impietoso ed impreciso il Regno delle Fate

Il sovrano è nudo, mia regina, e nel reame gira voce, e dentro al libro, prima che si chiuda
di tutti quei sudditi fedeli od infedeli che hanno avuto il privilegio di vederti nuda

Gli uomini che ami si son messi nei casini per la gioia adolescente di restare indenni
Tanto l’hai capito che il convento questo passa e che i migliori son rimasti dei diciassettenni

Uno va lontano, un altro schizza, uno si ammazza per amore o per lavoro, uno diventa vetro
Nonostante qualche somiglianza non sei l’angelo custode, no davvero, tu per stargli dietro

I padroni antichi ci han lasciato con la zuppa e con le chiavi hanno raggiunto stelle più lontane
Io non provo alcuna gratitudine, soltanto questa sorda nostalgia, come se fossi un cane

Quando torneranno in forze per rivendicare il regno che gli spetta per diritto ereditario
troveranno cinema sfasciati, radio e navi abbandonate a ferro e fuoco il loro sillabario

Ho pagato un “negro”, un prestanome che ti scriva una canzone e se ti piace ti dirò che è mia
Lui sarà contento dei suoi soldi andando a casa ed io sarò troppo contento della mia bugia

Ho pagato una controfigura, un prestafaccia che ti scriva una canzone e se non t’è piaciuta
non importa, spacco il culo al vento, sono l’unico capace a dedicarti una canzone muta

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