Il regno delle fate

11/04/2014
Manuel Garibaldi

Una signora non più giovane sorride alla fermata del passante per Milano.
Io che raccolgo le mie cose e con lo zaino scendo giù dal treno pieno.
Ci sono facce variopinte, polizia, non c’è bisogno di vetrine colorate
o forse sì ma solo come una finestra per il regno, per il regno delle fate.
Ed una rossa col cappotto che sorride al fidanzato che non vedo
e gli sorride e lo saluta e d’improvviso piglia e sale sopra il treno.
Io non li guardo mentre bacia il suo ragazzo ma si vede che lo ama per davvero
come si vede la stazione di Lambrate e di Milano Rogoredo.
E sono un re, ma sono un re che si dimentica le cose per la strada.
E sono un re ma sono un re che si dimentica le cose ovunque vada.
E una ragazza nigeriana coi capelli che ha rubato ad una decalcomania
e il pendolare col portatile che dorme ancora un po’ prima di scendere a Pavia
e due surfisti grunge che han girato il mondo e che non fanno che parlare.
Io che li ascolto assorto come i contadini di una volta se gli parlano del mare.
E questa gente con filmini, penne laser, colle cuffie dei computer
e questa gente sta imparando a compitare nuove lingue sconosciute.
Se gli dicessi che li odio non lo so se mi saprebbero capire
ma se gli urlassi in faccia che li amo chi lo sa se mi starebbero a sentire.
E sono un re ma sono un re che è stato già ghigliottinato dalla noia.
E sono un re ma sono un re che non ha niente a che vedere coi Savoia.
E questi strilli di bambini capricciosi che le madri stanno presentando a Erode
e questi cori di bambini dentro i tori di ceramica che bruciano nel nome delle mode.
E quanta polvere negli occhi e tutt’intorno, non sai più dove guardare…
le targhe alterne, le bandiere della pace nel monossido che sale.
Emergeranno tutti i topi dai tombini fra la gente che si fa le ultime pere,
occuperanno tutti quanti i posti chiave delle leve del potere.
Allora sì che rideremo quando tutto sarà immenso come un grande carnevale
e rideremo e bruceremo quei fantocci che vederli ci fa male.
Allora sì che leggeremo tutto il mondo come fosse in filigrana
e sarà bello ad ogni brivido vedere come tremerà la scena.
Staremo lì sotto le stelle sparse in cielo come un chilo di farina
e batteremo i piedi a tempo al freddo, dall’erogatore di benzina.
Ed entreremo in qualche cinema da pruxe dove ruscano gli amori
ed usciremo da quel cinema e sapremo che eravamo noi gli attori.

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