Le storie del porto di Atene

11/04/2014
Manuel Garibaldi

Adesso che abbiamo imparato
quanto poco vale silenzio e parola
adesso tra parola e silenzio
non dovremo più fare la spola
adesso che tra sogno e realtà
non lo so chi si piazza vincente
è l’ora di ieri a quest’ora
nel porto di Atene che è pieno di gente
è l’ora di ieri a quest’ora
nel porto di Atene che è pieno di gente

di gente che è piena di assilli
come un pezzo di carne appesa
che ha voglia di tutto e di niente
e deve accontentarsi di qualcosa
e tu che disfi la tela e la fai
come fosse una sposa di un eroe straniero
io che seguo il mio filo sconnesso
e chissà se mi perdo davvero

come gatti mi fanno inciampare
gli ubriachi di tante canzoni
alla luce di lampade scarse
come il vino dei loro cartoni
il loro presente è un eclissi
giocata tra passato e futuro
da una vita che ha sempre voluto da loro
un fiasco d’olio e una fetta di culo
da un destino che ha sempre preteso da loro
un fiasco d’olio e la fetta di culo

e poi le comparse pagate
nel film di rialzarsi e cadere
che inciampano col sole negli occhi
il sole della notte di Atene
e tu che disfi la tela e la fai
come fossi la sposa del navigatore
io che alzo la vela che posso
e non so da che parte tornare

così se ti incontro stasera
o se sei un altra è lo stesso, va bene
non si può mica fare i difficili
è dove splende che van le falene
così ci si incontra stasera
nel silenzio delle sirene
saliamo le scale,
lasciamoci dietro che brucia come candele
chiudiamo la porta
lasciamo bruciare le storie del porto di Atene

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