Natale Fuoricorso

11/04/2014
Manuel Garibaldi

Strana luce:
porta neve, e la gente porta i lupi,
invadendo il centro barbaro con i pacchi della Upim.
Isabella, truccati che usciamo.
Il tuo Lancôme stanotte farà un lago
e San Giorgio ci aspetta giù al caffè Klainguti
con la Ghepard fatta di pelle di drago.
Jingle arabi nei vicoli,
evergreen in tutti gli angoli,
buie fate si misurano brividi di collant.
E San Giorgio rovescia la sua staffa
sulla moquette rossa di Klainguti.
La sua donna stanotte ha un altra pratica:
suona l’armonium per i sordomuti.
Io saluto dal mio tavolo i miei angeli che partono.
Mi hanno fatto male (ma non volevano)
giocando a catch con me.
Isabella, fatti bella:
ma il tuo Lancôme stanotte qui dilaga.
E San Giorgio non è in linea;
e non ho mica capito, stanotte qui, chi è che paga.
Occhi caldi contro ai videi, vento e cessi siberiani…
a quest’ora dormono anche gli autobus
e sognano le corse di domani.
Quindi, agente, tutto in regola:
ma dia un occhiata al mio messale
c’è il santino di un Natale
furicorso come me

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