Azulejos

11/04/2014
Manuel Garibaldi

Per chi vive sotto un cielo d’ardesia
che per esser cobalto si fa un pò pregare
per vedere le ceramiche azzurre
le azzurre azulejos ci tocca viaggiare
o toccare con piedi dormienti
città di flamenco, di luce, di rosa
troppo pigre per essere oriente
perchè intanto l’oriente ce l’han già sotto casa
le azulejos son ceramiche azzurre
son fresche di notte ma il giorno son fuoco
e misuran lo spazio che corre
tra la tomba e la culla tra la storia ed il gioco
e piastrellano dentro i palazzi
la volta sospesa fra cielo e mare
la distanza tra il sole e la luna
fra il fondo marino e il golfo stellare
quando il vento trascorre le Azzorre
col suo carico atlantico di corde di sale
col suo taglio di sole al tramonto
che trafora l’incendio della cattedrale.

Le azulejos son ceramiche azzurre,
son fresche di giorno ma la notte infuocate
così simili al cielo ed al mare
che non pensi qualcuno possa averle inventate
così simili al canto e al silenzio
che piastrellano il delta dei fiumi
la controra che dà per scontato
che l’ombra sia nuda fra spazi e profumi
la controra che dà per scontato
che l’ombra sia viva e che possa fuggire
così simili al cielo ed al mare
che chi le ha inventate ha dovuto svanire
le azulejos le ceramiche azzurre
come azzurra la Vergine del Monte Carmelo
e misuran lo spazio che corre
fra il piede e la riva, tra la mano e il cielo
quando il vento trapassa le Azzorre
e le fa gridare attraverso la rete
in un volo di stormi incrociati
falciati da un iride di fame e di sete
la controra che dà per scontato
che spunti un ramarro tra le pietre sudate
e che l’ombra sia un pezzo di notte
rimasto impigliato fra le volte e le arcate
e che l’ombra sia un pezzo di notte
rimasto incantato tra le ore d’estate

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